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In una serie di sette narrazioni cliniche il noto psicoanalista di origine pakistana, formatosi e affermatosi a Londra, rivela con inconsueta chiarezza la propria personale partecipazione alla relazione clinica e fornisce una rappresentazione globale del proprio modo di articolare il rapporto analitico. Il tema della trasgressione domina tutto il testo, dalla vita e personalità dei pazienti all'atteggiamento anticonvenzionale dello stesso Khan, che manifesta i tratti più salienti della propria personalità terapeutica in una descrizione estremamente realistica e particolareggiata dei pazienti e del proprio operato. Attentissimo ad ogni lato della personalità del paziente, all'ambiente familiare e socioculturale, aspetto fisico e abbigliamento, abbonda anche di accenni alle proprie opinioni sociologiche e religiose oltre che psicoanalitiche, nonché alla propria storia personale. Ognuna delle terapie riportate presenta situazioni in cui Khan devia, a seconda delle esigenze individuate nel singolo paziente, dalle tradizionali modalità analitiche. Khan riconosce il proprio debito verso molti principi teorici e tecnici di Winnicott, di cui applica in modo molto libero e personale le concezioni di «management» e di «handling». Ciò implica il concordare con il paziente una presa in cura globale, una gestione o, se si vuole, una manipolazione della situazione con interventi che comunque intendono collocarsi all'interno di una valutazione psicoanalitica