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Mario Aletti, psicoanalista e docente di Psicologia della religione alla Facoltà teologica dell'Italia settentrionale, nonché segretario della divisione Psicologia e religione della Società italiana di psicologia, espone in volume il meglio della sua ricerca ormai più che ventennale. Ne è sortito un agile lavoro, aggiornato e ricco di bibliografia, in tre parti. La prima propone le tappe storiche e le questioni di metodo relative a una corretta impostazione del rapporto tra psicologia e religione, insistendo sul carattere della psicologia come disciplina avalutativa nei confronti della «realtà» dell'oggetto religioso, che va invece considerato dal mero versante del vissuto soggettivo. La parte seconda affronta la vexata quaestio del rapporto psicoanalisi, religione e morale, rilevando taluni limiti dell'impianto freudiano, per chiudere, dopo significativi richiami alle tesi di Vergote, con le parole di Pfister, che la psicoanalisi non esclude la religione, contribuisce anzi a purificarla. Si uscirebbe insomma dal carattere proiettivo delle immagini religiose, insistendo sul carattere di alterità del divino. La parte terza raccoglie studi di psicologia sperimentale, coi metodi dei test e dell'elaborazione statistica. Sono indagate le immagini religiose nei bambini, negli adolescenti – su un campione di oltre ottomila soggetti – e in un gruppo di seminaristi. Emerge tra l'altro una certa distanza tra il contenuto delle immagini associate alle più rilevanti espressioni dal cattolicesimo e il significato teologico delle medesime. Del resto, la sensibilità al linguaggio e agli effetti psicologici di senso che veicola, è un filo conduttore della ricerca di Aletti. Il volume può essere proposto come testo base (M.F.).