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L'autore presenta una critica della rispettabile teoria di Daniel Stern sullo sviluppo infantile dal punto di vista del costruzionismo sociale, per dimostrare in che modo le teorie psicologiche decontestualizzate tendono inavvertitamente a perpetuare lo status quo politico. Vengono discusse le costanti del Sè presenti nella fase del Sè nucleare, vedendo in esse un riflesso della configurazione attuale del Sè anziché la scoperta di una serie di elementi universali, presenti nello sviluppo umano. Le risposte di sintonizzazione del genitore vengono reinterpretate come un modo tramite cui si costruiscono socialmente l'interiorità e la soggettività occidentali. Viene messa in discussione l'ipotesi che il linguaggio sia la causa fondamentale dell'alienazione e della divisione del Sè. Nella teoria di Stern, le qualità universali del Sè e il processo di acquisizione del linguaggio vengono individuati come i responsabili di numerose malattie psicologiche tipiche del ventesimo secolo. Esonerando le strutture politiche da qualsiasi responsabilità causale, le teorie decontestualizzate legittimano, giustificano e perpetuano l'attuale ripartizione del potere e dei privilegi.