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Da qualche anno seguo con interesse il confronto tra le diverse scuole psicoanalitiche e tra queste ultime e le discipline che prepotentemente si impongono come loro interlocutrici. Le conseguenze di questi scambi sono considerate un fenomeno pernicioso da alcuni, i quali pensano che l'eclettismo sorto come estremo tentativo di salvare la psicoanalisi in crisi ne distruggerà le fondamenta stesse (v. Wolff su Psicoter. sc. um., n. 1, 1993). Altri ritengono indispensabile impegnarsi in una revisione critica della teoria psicoanalitica, per verificare quanto rimane in piedi della metapsicologia dopo la «rivoluzione» delle teorie delle relazioni oggettuali, che hanno avuto un effetto ben più destrutturante del modello kleiniano, il quale originariamente non metteva in discussione l'assunto delle pulsioni (Eagle). Altri ancora, evitando di trarre conseguenze ultime dalle implicazioni delle nuove teorie e in particolare delle ricerche sul primo sviluppo, assumono una posizione pragmatica e si rivelano particolarmente utili soprattutto nel trattamento dei pazienti gravi (si pensi a Lichtenberg o a Pine).
Anche questo libro della kleiniana Anne Alvarez si pone nella prospettiva di ampliamento del modello teorico di riferimento e di un confronto tra questo e le scoperte della ricerca sul primo sviluppo, con lo sguardo sempre rivolto a una migliore comprensione del paziente. Scrive infatti l'autrice: «Il mio obiettivo era cercare di cominciare a distinguere il fardello teorico che ostacolava il mio lavoro con Robbie e con altri pazienti, dalle teorie e dalle riflessioni che erano realmente efficaci. Ho scoperto così che le teorie e gli strumenti psicoanalitici che impiegavo erano un miscuglio tra la prima teoria psicoanalitica — quella fondata in gran parte su metodi utili con i pazienti nevrotici - e le concezioni più recenti sviluppate dal lavoro con i pazienti psicotici adulti. Era necessaria una concezione evolutiva che fosse più appropriata al lavoro con una persona psico