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«Senza finestre nel terapeuta e nel paziente nessuna funzione terapeutica è (infatti) possibile», asserisce G. Di Marco nell'introduzione a questo volume, richiamandosi al «sentimento di finestrità» del fenomenologo Eugen Fink, veicolato dall'immagine grafica (presente anche in copertina) del disegno «Le mie finestre» del pittore Luigi Gardenal, e invocato quale metafora intorno a cui il lavoro terapeutico nelle istituzioni deve ruotare. Così come attorno ai concetti di apper-sonazione e transitivismo di G. Benedetti (presente anche in copertina). È così che nei 18 interventi in cui queste giornate si sono articolate possiamo cogliere la molteplicità di voci (a seconda del background professionale e del contesto operativo) che una tale metafora ha suscitato. A contributi a carattere generale, come quelli di F. Petrella,