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Lungo il filone delle ricerche storiche sulla follia, il libro indaga il tipo di risposta istituzionale che la Repubblica di Firenze prima, e il Principato mediceo poi, hanno dato alla richiesta pubblica e privata di intervento rispetto ai comportamenti e disagi dei malati di mente. Il ricorso all'incarceramento in luoghi per reati comuni — l'Isola delle Stinche, con una apposita cella detta «pazzeria» - nonché la custodia presso case private dietro mandato del giudice, sembrano essere un evento abbastanza atipico nel panorama delle soluzioni fornite dai poteri pubblici nel mondo occidentale dell'epoca. Dalla metà del XVII secolo Firenze tenta la strada di porre la follia sotto il dominio medico scientifico, separandola dalle altre forme di asocialità con cui è stata confusa sino ad allora. Ma già verso la metà del XVIII rinuncia a una soluzione terapeutica per arrivare, con un secolo di ritardo su quanto avviene altrove, al «grande internamento» che vede prevalere le ragioni politico-amministrative su quelle della cura (cap. IV). Ricco di documentazioni d'archivio — dove folli, parenti e testimoni raccontano la loro storia in prima persona — e corredato in nota da ampie bibliografie, il libro analizza gli aspetti giuridici legati alla tutela del folle (cap. II) e alla sua responsabilità (cap. III), estendendo l'osservazione a come egli viene percepito socialmente e umanamente. Ne esce un quadro che, grazie alla coerenza del metodo storiografico, lascia emergere tutte le linee contraddittorie, le sfaccettature, i ripensamenti che movimentano le vicende istituzionali psichiatriche di Firenze dal tardo Medioevo all'Età Moderna. Il discorso è accompagnato da un accurato apparato iconografico e si chiude con l'accenno a ricerche tutt'ora in corso sul periodo successivo a quello preso qui in esame. Gli autori, psichiatra e psicoanalista con lunga esperienza nei servizi la Magherini, psicologo e psicoterapeuta con responsabilità nell'ambito delle ricerche storiche sulla p