You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Sullivan è un autore ben conosciuto in Italia. Negli anni settanta, quando furono presentati in versione italiana i suoi libri più famosi, il «punto di vista interpersonale» esercitò un'influenza tanto rilevante quanto peculiare sulla formazione degli psichiatri di quella generazione impegnata nel lavoro istituzionale. Da un lato creava ponti e forniva elementi di continuità tra la psichiatria clinica e la psicoanalisi, dall'altro - con i dubbi e gli imbarazzi della formazione culturale europea - concedeva una dimensione di prassi e di verifica clinica delle concettualizzazioni sul funzionamento della personalità. I giudizi sul lavoro di Sullivan, tanto nelle riunioni di reparto degli ospedali psichiatrici quanto nelle recensioni e saggi di simpatizzanti e detrattori, fluttuava tra l'ammirazione per la capacità di riflessione sui fenomeni clinici e una certa insoddisfazione per uno spessore teorico sentito come scarso: pragmatismo, operazionismo ed empirismo radicale non suonano come complimenti nella profondità della costruzione teorica. Eppure questi furono gli indirizzi di pensiero che diressero il cammino di Sullivan, e la capacità di tenuta di molti suoi concetti la si rileva meglio dall'influenza che ha esercitato sul pensiero psichiatrico successivo. A riprova di questo, si può citare questo Scritti sulla Schizofrenia, che, pubblicato negli anni sessanta grazie al lavoro di Helen Swick Perry, raccoglie articoli che coprono un arco di una decina di anni, tra gli anni venti e gli anni trenta. Gli anni venti sono stati i più creativi del Sullivan clinico: studioso della schizofrenia, si trovò a lavorare in un ospedale riuscendo a creare un reparto al quale fornire una struttura sociale e terapeutica orientata sulle interazioni interpersonali. Fu un rivoluzionario dell'organizzazione sanitaria: impose il dissolvimento delle gerarchie, volle che il personale fosse scelto sulla base delle caratteristiche «psicopatologiche» personali; ma fu innovatore sul piano dell