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Con questo splendido libro Jay Greenberg (del W.A. White Institute di New York) non solo ci presenta un ulteriore saggio della sua competenza nel campo della psicoanalisi comparata, così brillantemente aperto insieme a Stephen Mitchell
con Le relazioni oggettuali nella teoria psicoanalitica, ma finalmente ci offre anche - così come nel 1988 aveva fatto Mitchell con Gli orientamenti relazionali in psicoanalisi. Per un modello integrato - il suo manifesto teorico-clinico. Ponendo al centro della sua riflessione il paradosso legato al carattere sociale della situazione psicoanalitica e alla natura profondamente individuale dell'esperienza del singolo paziente, l'autore nella prefazione non solo afferma di poter in tal modo illuminare adeguatezza e limiti dei vari modelli psicoanalitici, ma anche di voler recuperare il modo impareggiabile con cui l'ottica di Freud cattura la seconda delle due dimensioni. Da qui - come il titolo del libro suggerisce - la necessità non solo di recuperare i concetti di attività personale (agency), fantasia e conflitto intrinseci al complesso di Edipo (concetto di cui Mitchell, al contrario, si libera), ma anche di andare al di là (beyond), sul piano motivazionale, del ruolo esclusivo che Freud assegna a libido ed aggressività, come l'autore chiarisce nell'introduzione. In altre parole, se da una parte Greenberg ritiene impossibile una teoria psicoanalitica della personalità privata di qualsiasi concetto di pulsione, dall'altra, a coronamento di un sofisticato e complesso cammino teorico, propone una sua teoria pulsionale, alternativa a quella di Freud. Ed è così che, dopo aver dedicato la prima parte del volume (cinque capitoli) ad un riesame dei «Concetti pulsionali», l'autore affronta nella seconda parte (tre capitoli) i «Concetti strutturali», da cui - come ha sottolineato J.P. Frosch sull'Int. J. PsychoAnal., vol. 74, p. 176 - emerge la sua affinità con «il Freud degli anni 1890», che però si avvale del punto di vista sul «mondo rapp