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Didier Anzieu, docente a Nanterre e membro della Association psychanalytique de France, noto per i suoi contributi sullo psicodramma ad orientamento analitico (con S. Lebovici) e per i suoi studi biografici su Freud, aveva pubblicato nel 1974 sulla Nouvelle Revue de Psychanalyse un lavoro con il titolo «Le Moi-Peau». Completato da altri scritti degli anni successivi, il lavoro uscì come volume nel 1985 in Francia e nel 1987 in Italia (Roma: Borla). Il concetto di Io-pelle gli era stato suggerito dalle pieghe ed allusioni dell'opera freudiana, in particolare dalla ben conosciuta nota del 1927 all'edizione inglese dell'«L'Io e l'Es»: «L'Io deriva dalle sensazioni corporee, soprattutto da quelle che provengono dalla superficie del corpo» (cfr. Osf, vol. 9, p. 488-9n). Anzieu intende per Io-pelle una rappresentazione di cui si serve l'Io del bambino, durante le fasi precoci dello sviluppo, per rappresentarsi se stesso come Io che contiene i contenuti psichici, a partire dalla propria esperienza della superficie del corpo (1987, p. 56). Egli fonda quindi una linea di sviluppo teorico parallela a quella del Sé, in accezione winnicottiana, tendendo ad occuparsi della clinica di quadri patologici gravi come gli stati limite, i disturbi narcisistici e le malattie psicosomatiche. Anzieu aveva suscitato, ovviamente, interesse nell'ambito della dermatologia psicosomatica, interesse non corrisposto poi da riscontri nella teoria del trattamento. Il nuovo volume contiene scritti e conferenze dell'autore del periodo 1986-90, senza apportare variazioni fondamentali all'impianto concettuale precedente. Anzieu fa chiarezza, fra l'altro, sul fatto che anche il concetto di pelle psichica di Ester Bick (1968) viene spesso usato senza tenere conto che si tratta, in consuetudine kleiniana, di una «rappresentazione metaforica o metonimica» dell'apparato psichico (1992, p. 56). Umberto Galimberti dedicò nel luglio 1992 a questo libro una recensione intitolata «Deliri psicoanalitici - pelle e