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Con questo libro Giampaolo Lai sviluppa una linea di pensiero avviata nel 1985 con La conversazione felice e proseguita nel 1988 con Disidentità. Tra le due opere precedenti e Conversazionalismo esistono tre elementi di continuità. Il primo riguarda l'architettura a due livelli del libro: il primo livello è costituito dalla trascrizione di sequenze di sedute registrare di psicoterapia. Il secondo è dedicato al commento delle sedute. Il secondo elemento di continuità nasce da una valutazione di ordine stilistico. Lo stile di Lai è sobrio e preciso e fa tutt'uno con l'adozione di una prospettiva puramente tecnica e con l'assoluta mancanza di opzioni teoriche. Il terzo elemento concerne il quadro concettuale al cui interno l'autore si muove. Da ormai un decennio Lai ha fatto propria l'esigenza di fornire una base empirica alla psicoterapia e alla psicoanalisi. La registrazione della seduta e la verifica dei risultati ne sono la logica conseguenza. Lai ha però radicalizzato entrambi gli aspetti. Quanto ai risultati, egli ritiene che non esistano ancora dei metodi rigorosi in grado di verificare i risultati