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Nell'ampio panorama dei testi sull'adolescenza, il duplice saggio di Fulvio Scaparro e Gustavo Pietropolli Charmet è sicuramente interessante per l'originalità della sua impostazione e del suo linguaggio. Nell'introduzione viene presentato metaforicamente al lettore come un «gam», ovvero uno scambio in mare aperto tra due baleniere impegnate nella caccia; gli autori si descrivono così come persone che, attraverso rotte culturali e professionali diverse, hanno inseguito e incontrato molti adolescenti cercando di comprenderli e soprattutto di lasciarsi provocare dalla loro irriducibile ricchezza e complessità. Entrambi sono accomunati dal rifiuto di ogni schematismo teorico e dal desiderio di mettere in luce non solo gli aspetti critici e preoccupanti di questa fase di vita, quanto piuttosto la carica propulsiva e creativa in essa contenuta. Il titolo «Belletà» allude proprio all'adolescenza come a un momento di profonda vitalità che viene poi ricordato dall'adulto con una carica di nostaglia e di idealizzazione. I saggi sono quindi due: il primo, di G.P. Charmet (psicoanalista, docente di Psicologia dinamica all'Università Statale di Milano), affronta, utilizzando storie cliniche tratte dalla sua esperienza psicoterapeutica, i temi «classici» del processo adolescenziale: il conflitto tra condizionamenti del passato e progetti sul futuro, la separazione dalle immagini e dalle relazioni dell'infanzia, la nascita sociale e gli strumenti di individuazione quali il gruppo e la coppia. Colpisce in primo luogo la freschezza e l'immediatezza del linguaggio; i riferimenti teorici sono limitati e quando compaiono sembrano considerati come metafore del funzionamento mentale più che descrizioni oggettive e assolute. L'autore è impegnato a spiegare ciò che succede all'adolescente ponendosi il più possibile dal suo punto di vista, descrivendone i vissuti e utilizzando delle immagini che risulterebbero comprensibili agli stessi ragazzi. Si ha l'impressione quindi di un testo scritt