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Il motivo per quest'antologia di quattordici contributi di diciassette autori
diversi, comparsa quattro anni dopo il volume di Mitchell, Gli orientamenti relazionali in psicoanalisi. Per un modello integrato, è la possibilità di fare il punto sulla «svolta relazionale» promossa da Mitchell, anche attraverso la rivista da lui creata nel 1991, Psychoanalytic Dialogues. A Journal of Relational Perspectives. Tanto più che questo nuovo orientamento ha avuto una buona recezione nel nostro paese, suscitando anche l'interesse di colleghi tradizionalmente refrattari alla «psicoanalisi americana». Così come nell'opera di Mitchell teoria e clinica sono ben dosate, anche qui troviamo ben conservato il gioco delle proporzioni, pur con l'aggiunta di contributi a carattere sia storico che empirico. Se dal piano estetico passiamo a quello concettuale, in questa antologia si trova conferma di quell'ispirazione sostanzialmente sullivaniana dell'orientamento relazionale, e cioè l'interdisciplinarietà di Sullivan, che Sergio Dazzi ha ben colto nella sua recensione agli Scritti sulla schizofrenia (Psicoter. Sc. Um., , n. 4). E questo vuol anche dire che la psicoanalisi, prima che tecnica di trattamento, è innanzitutto disciplina scientifica, caratterizzata da spessore teorico e coerenza interna — che solo può conseguire attraverso il confronto e il dialogo con le altre discipline. Non resta dunque che cercare di proporre al lettore una sintesi degli ambiti concettuali attorno ai quali quest'antologia si sviluppa, in attesa che qualche editore sia disposto ad investire nella sua traduzione.
Illuminante è la prefazione di E. Ghent, dalla quale emerge una definizione dell'orientamento relazionale che passa attraverso la cornice istituzionale da cui esso ha preso le mosse. Si tratta del Postdoctoral Program in Psycbotherapy and Psychoanalysis della New York University, l'istituto psicoanalitico fondato nel 1961 da B. Kalinkowitz (formatosi nell'ambito del W.A. White Institute) con la prero