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Tempi duri per la psicoanalisi, che ormai si appresta a festeggiare il centenario della sua nascita: all'epoca dell'accettazione illimitata e idealizzata (destinata a produrre una sorta di culto della personalità del fondatore) degli anni venti e trenta, è seguita la fase della ridiscussione epistemologica, sfociata poi nell'attuale moda del revisionismo teorico e storico, che conta negli Stati Uniti i suoi più solerti rappresentanti. Il bel libro di Kerr qui in esame si iscrive nel filone del revisionismo storico della psicoanalisi, puntando l'attenzione sul periodo 1900-1914, momento cruciale e ricco di colpi di scena della nascente scienza. L'autore, psicologo clinico alla New York University, mette sotto la sua efficace lente di ingrandimento tre personaggi che hanno dato vita a un balletto in parte tragico, in parte patetico: S. Freud, C.G. Jung e Sabina Spielrein. Ciò che Kerr vuole dimostrare è l'importanza del ruolo svolto dalla terza nell'influenzare il destino del rapporto tra i primi due. Nel suo lungo racconto, Kerr ci presenta, con grandi doti di narratore, queste figure, facendo poi sapientemente crescere il ritmo della storia non appena ci vuole mostrare qualche aspetto clamoroso o importante della vicenda. Va detto che il lettore già esperto su questo argomento non imparerà molto di nuovo dal resoconto offerto dal libro, i cui meriti maggiori sono l'estrema gradevolezza dello stile narrativo, l'abile scelta della scansione tra racconto dei fatti e commento degli stessi, insomma, le qualità di grande e simpatico affabulatore di John Kerr (il capitolo sulla fondazione della Società internazionale si divora come un giallo); il lettore meno esperto, invece, ha l'occasione di avvicinarsi all'inquietante vicenda del triangolo Freud-Jung-Spielrein. Com'è noto, Spielrein era una giovane paziente russa, affetta da patologia isterica, ricoverata nel 1904 al Burghölzli di Zurigo dove fu presa in cura dal giovane Jung. Questi si occupava all'epoca della tecnica