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Gli Autori di questo testo (due infermieri psichiatrici ed una assistente sanitaria che lavorano nell'ambito del Servizio psichiatrico pubblico come consulenti), appartenenti
al gruppo di operatori che fa capo a G.C. Zapparoli a Milano, avevano pubblicato nel 1991 insieme ad altri tre colleghi il libro intitolato L'infermiere psichiatrico: guida ad una professione (Torino, Bollati Boringhieri) da me schedato nel n. 4/91 di Psicoter. Sc. Um.. Il presente lavoro amplia e sviluppa i temi allora trattati allo scopo di definire in modo più approfondito l'identità professionale dell'infermiere psichiatrico come si è andata delineando a partire dall'applicazione della Legge 180 ad oggi, e ripercorre il processo di trasformazione compiuta in questi anni grazie alla quale l'infermiere psichiatrico è passato dalla funzione quasi esclusivamente custodialistica e passiva a quella terapeutica e riabilitativa, corrispondente al nuovo modo di intendere la malattia mentale.
Il livello teorico e clinico di questo scritto è indubbiamente elevato per la qualità della concettualizzazione e per l'efficacia illustrativa degli esempi clinici. Tuttavia nel corso della lettura nasce la sensazione di un déja vu, di trovarsi cioè di fronte ad un ripasso di argomenti e di considerazioni che sono stati ampiamente trattati in numerosi testi pubblicati in questi anni sia in Italia che all'estero, ivi compreso il precedente libro degli stessi Autori. Le loro posizioni sono condivise ormai da tempo da parte di tutti coloro che sostengono la nuova (ormai non più tanto) svolta della psichiatria (per citarne alcuni: Racamier, Mosher, Zapparoli, De Martis e Petrella, Forabosco, ecc.); questa tematica viene inoltre proposta ed elaborata anche da parte dei formatori che conducono gruppi di discussione all'interno dell'equipe psichiatriche. Temi quali: l'apprendimento della capacità di fare di sé lo strumento terapeutico tramite l'identificazione con il paziente; l'analisi del lavoro di équipe e del rapp