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Maria Antonietta Trasforini, sociologa, ricercatrice all'università di Ferrara, propone questa ricerca a tre anni dall'uscita del volume La professione di psicoanalista [cfr. recensione su Psicoter. Sc. Um. 3/91, pp. 144-146]. Il lavoro di ricerca si colloca nell'ambito di un insieme di iniziative, avviate dalla Regione Emilia Romagna e dedicate specificamente agli psicologi del servizio pubblico. Tali iniziative erano finalizzate ad una maggiore conoscenza dei percorsi formativi pubblici e privati e alla sperimentazione di modalità di formazione più collegate alle particolarità professionali di un contesto pubblico. Il volume sulla supervisione è, per ora, l'unico tassello di questo ampio ed originale patrimonio che giunge ad un pubblico più ampio. La ricerca condotta dall'autrice integra ed aggiorna l'«epo-cale» lavoro curato da Gian Franco Minguzzi pubblicato ne Il divano e la panca . Infatti, il problema particolare e specifico della supervisione - ricevuta o offerta - dagli psicologi dei servizi pubblici serve solo da sonda per scandagliare la realtà complessa, articolata ed in continuo mutamento di questa giovane professione, con debole tradizione professionale e disciplinare. Per essa «i servizi hanno costituito il campo di sperimentazione di un'identità professionale» o, meglio, i servizi «hanno contribuito a produrre direttamente alcune “professioni del sociale”, fra cui quella dello psicologo» (p. 65), trasformandola dal ruolo del factotum degli anni '70 al ruolo terapeutico relazionale e clinico delle nuove professioni dell'ascolto. È di grande interesse l'analisi empirica sull'insieme di risorse pubbliche e private, sul ruolo della supervisione come formazione contrapposta alla supervisione come strumento di lavoro e lo sguardo sul superamento delle apparenti ortodossie tecniche proclamate al di fuori del settore pubblico. Infine, due dati dal campione, curiosi se visti insieme: lo psicologo supervisionato è prevalentemente donna, intorno ai 40 anni, con