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Il punto di partenza dell'autore in questo articolo, che prende le mosse dall'interesse per il modo in cui i modelli teorici influenzano la tecnica analitica, è la persistenza del concetto freudiano di schermo opaco. Dopo averne presentati i requisiti standard, l'autore ci introduce al doppio filone critico, conservatore e radicale, suscitato da tale modello. In particolare, conservatrici sono quelle critiche che, pur dando spazio alla relazione reale tra paziente e analista, concepiscono comunque il transfert in una prospettiva asociale, come emerge dall'articolata presentazione dei punti di vista di Strachey, Loewald, Stone, Kohut e Greenson. In un nuovo paradigma, sociale o interpersonale, vanno invece a inserire il transfert autori quali Gill, Racker e Levenson, di cui vengono presentati sia il punto di vista sia le implicazioni tecniche, comprese le analogie con la posizione sviluppata da Wachtel a partire da Piaget. Se in questo nuovo paradigma, che unisce trasversalmente analisti appartenenti a tre scuole diverse (freudiana, kleiniana e sullivaniana), il concetto di «assimilazione» sostituisce quello di «distorsione», il paziente non è più un osservatore ingenuo del comportamento dell'analista, ma è al contrario in grado di capire che l'esperienza dell'analista, per quanto diversa, non è meno complessa della sua.