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Questa sintesi della ricerca teorica di George Klein fu pubblicata nel 1976 a cura di Merton Gill e Leo Goldberger, cinque anni dopo la sua scomparsa, con un accurato lavoro di editing dovuto alla stesura a tratti ancora provvisoria. L'opera rispecchia gli interessi dell'autore nel campo della psicologia generale e nello studio sistematico della teoria psicoanalitica, come collaboratore di Rapaport. George Klein ritenne di poter individuare, nella teoria psicoanalitica freudiana e nella versione fornitane dalla psicologia psicoanalitica dell'Io, la contemporanea presenza di due indirizzi teorici: clinico e metapsicologico. La teoria clinica si occupa di motivazioni, di significati, di intenzionalità ed è vicina all'esperienza terapeutica e al campo delle relazioni umane. La teoria metapsicologica ricorre a concetti come pulsioni, strutture psichiche, meccanismi, si basa su un principio economico e sul modello di scarica dell'energia e si ispira alle scienze naturali. La differenza fra le due teorie non sta nel livello di astrazione, ma nell'intento esplicativo. La loro complessa intersezione rende molti concetti psicoanalitici ambigui, confusi, creando ostacoli per un programma di ricerca. Klein imbocca la strada che conduce alla formulazione di una teoria psicoanalitica esclusivamente basata su un insieme articolato ed organico di proposizioni cliniche, rinunciando alla metapsicologia.
Principale bersaglio della critica alla metapsicologia, come in molti altri autori e con argomenti che hanno poi avuto ampio consenso e diffusione, anche se con importanti differenziazioni e spostamenti d'accento, è l'inadeguatezza del modello energetico della teoria pulsionale freudiana. Ancora più radicalmente Gill ha preferito denominare la teoria clinica «teoria psicologica» sostenendo che