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«Uno stile lapidario, affascinante per concisione ed efficacia, un vero genio dell'osservazione analitica, il gusto ed il talento delle grandi sintesi e delle viste d'insieme, una cultura psichiatrica enciclopedica e costantemente presente alla sua mente, un carisma personale certo, rafforzato dalla certezza della propria superiorità». Così viene riassunta l'opera di de Clérambault da Paul Bercherie (Les fondements de la clinique, ), e tale appare al lettore italiano che dispone finalmente della traduzione dei principali scritti della sua Oeuvre, apparsa postuma nel 1942 e ripubblicata nel 1987 con lo stesso titolo (ma al plurale) dalle Editions Frénésíes. Posti di fronte al testo di Gaëtan Henri Alfred Édouard Léon Marie Gatian de Clérambault (questo l'interminabile suo nome), si possono sperimentare sentimenti contrastanti, come lo furono del resto le reazioni dei suoi contempora-nei: diffidenti verso il datato organo-meccanicismo (la definizione è di Henri Ey) del suo modello o ammirati per quella vera e propria estetica del delirio che de Clérambault traccia nei suoi celebri certificati medici, nei numerosi articoli non meno che nelle lezioni tenute nell'anfiteatro del Servizio di ammissioni del Sant'Anna per la Società clinica di medicina mentale e, ogni venerdì dal 1920 al 1934, presso l'Infermeria speciale degli Alienati. Quale che sia la reazione provata, riesce tuttavia difficile restare indifferenti alla pregnanza di quelle descrizioni, a ciò che si intuisce fra le linee della sua riflessione e che spinge, sessant'anni dopo la sua morte, a rileggere i suoi scritti sull'erotomania o quelli sull'automatismo mentale con uno spirito di naturale attualità (un'attualità che la reintroduzione del delirio di tipo erotomanico del DSM-III-R, pur con caratteri diversi da quella che fu la descrizione di de Clérambault, ripropone con forza). Una ragione ulteriore nel coinvolgimento del lettore sta però nel fatto che l'opera e la vita (sino al suo tragico epilogo) sono