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Pierre-Bernard Schneider, nato nel 1916, psicoanalista, professore emerito di psichiatria e psicologia medica a Lausanne, è considerato un pioniere di quella
disciplina particolare chiamata «Psicologia medica»: egli è presidente onorario della Federazione internazionale degli organismi di Psicologia medica. Nel 1969 aveva pubblicato la fondamentale opera «Psychologie médicale» (ed. ital. Feltrinelli Milano ). Esce ora nella collana «Medicina e psicologia» di Franco Angeli, della quale è uno dei direttori, un suo nuovo libro, che unisce e riassume alcuni lavori pubblicati precedentemente. Il volume si inserisce nell'offerta già abbondante in questo campo; il «rapporto medico-paziente» sembra avere scoperto dei nuovi target, a partire dalla tabella XVIII sugli studi universitari di medicina, passando per le associazioni professionali mediche fino al mercato librario. I temi presi in considerazione sono comuni ad altri testi che afferiscono allo stesso ambito tematico: la psicodinamica del medico, l'identità professionale, la relazione medico-paziente, il medico e la psicoterapia, gli stress e le malattie del medico; essi sono trattati con stile discorsivo ed elegante, senza grosso apparato bibliografico o documentale, ma con alcune illustrazioni tipo fumetti. La cura della versione italiana non permette sempre di apprezzare la gradevolezza del testo. Il cap. 4, che si riallaccia ad uno analogo nell'opera del 1969, sembra seguire una moda classificatoria: a partire dal modello di Hollender che distingueva tre fondamentali tipi di rapporto fra medico e paziente (paziente passivo, collaborante o partecipante; medico attivo, direttivo o partecipante), Schneider ora ne descrive nove (potremmo segnalare che altri autori hanno già enumerato 64 tipi diversi), classificazione che rischia di essere dispersiva e ridondante. Per la discussione italiana potrebbe, invece, risultare piuttosto stimolante il cap. 5 sulla formazione attuale e sulla formazione ideale del medico alla