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Robert Stoller, psicoanalista newyorchese recentemente scomparso in un incidente automobilistico, si è occupato in modo prevalente, dagli anni '60 in poi, del tema delle deviazioni sessuali e delle perversioni (si veda il suo testo, Perversione, sempre edito da Feltrinelli, unico suo lavoro comparso in traduzione italiana prima di quello qui presentato). Nel libro in esame, l'autore si pone all'opera con l'animo dell'«etnografo intervistatore», nel tentativo di affrontare il mondo della pornografia con un taglio interpretativo di tipo psicoanalitico. Sfruttando la conoscenza di un suo ex paziente, entrato nel frattempo nel mondo della pornografia prima come attore poi come produttore, Stoller si mette in contatto con una serie di figure, uomini e donne, attori, produttori o semplici pedine del vasto mercato pornografico, che vengono da lui intervistate nel corso di uno o più incontri. Dal materiale così raccolto, l'autore cerca di inferire la presenza di qualche denominatore comune che consenta di inquadrare la personalità di base di queste persone: pur con le differenze relative al sesso e al ruolo occupato dal singolo nella scala gerarchica dello spietato mondo del «porno», a Stoller sembra di poter individuare almeno due elementi comuni: la forte tendenza all'impiego del meccanismo difensivo del diniego (espresso soprattutto nella minimizzazione del rischio di contagio da Aids nel corso della ripresa delle scene di sesso, girate in rigorosa assenza di qualsiasi protezione) e la frequente presenza di tratti caratteriali ipomaniacali, evidentemente utili alle persone che vogliono continuare a muoversi nel mondo della pornografia, cioè ai margini del campo dell'accettazione sociale. (F.B.)