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Nel nostro Occidente esiste un filone di pensiero - chiamiamolo «filosofico» - che da lungo tempo si sforza di pensare seriamente la realtà tragica della scissione dell'uomo; vi appartengono tra gli altri molte teorie delle passioni, laiche e religiose, Descartes con le sue res cogitans e res externa, Freud con il suo inconscio. Ad esso si contrappone un altro fronte - «epistemologico», per intenderci - che provvisto di buone intenzioni cerca di ricomporre l'infranto, di suturare certosinamente quei tagli che l'uomo man mano scopre nel suo essere. A sua volta, questa linea si scinde in due. Da una parte i riduzionisti d'ogni genere, che cercano di semplificare il campo riconducendo all'uno la dualità. Sull'altro versante tante «teorie generali» o «unificate» politically correct, nei cui confini tutto si tiene e nessuno si scontenta: l'organico e lo psichico, il familiare e il neurologico, l'umorale e il sociale. A queste «lune di miele» del pensiero appartiene l'approccio multidimensionale di Ciompi, che solo oggi viene proposto in versione italiana ma la cui edizione originale è apparsa nel 1982. Due anni dopo, Ciompi ha avviato il progetto pilota «Soteria Berna», che cura giovani colpiti da schizofrenia acuta all'interno di una piccola struttura residenziale aperta. Il termine Affektlogik - come ci dice nella prefazione il curatore Giacanelli - è un neologismo possibile in tedesco ma difficilmente traducibile nella nostra lingua, e sta ad indicare «il modo in cui… i sentimenti e il pensiero, gli affetti e la logica interagiscono o, per meglio dire, vibrano insieme, armonicamente, nell'unità complessiva della psiche». Ciompi ci racconta, nella sua introduzione in forma di lettera al lettore, che si è interessato un po' di tutto: di psicoanalisi