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Due libri dal titolo simile, pubblicati di recente, ma provenienti da culture molto distanti fra di loro: il volume di Taylor nasce nelle austere stanze di
un'università canadese, quello curato da Strauss e Meyer nella variegata galassia delle cliniche psicosomatiche tedesche, due mondi che si ignorano a vicenda.
Graeme J. Taylor, psichiatra e psicoanalista di origine neozelandese, lavora ed insegna nello stesso istituto di Morris Eagle a Toronto, e, come egli stesso mi ha confermato, fra loro due non c'è solo un vicinato di scrivanie, ma anche affinità intellettuale; infatti, il titolo del lavoro di Taylor fa riferimento a La psicoanalisi contemporanea di Eagle [Bari, Laterza, 1988, cfr. recensione di P. Migone in Psicoter. Sc. Um., n. 4/88]. Il lavoro di Taylor, piuttosto eclettico, è forse il compendio più equilibrato e compiuto di una teorizzazione metapsicologica che cerca di individuare la matrice patogenetica dei disturbi psicosomatici. Questa teorizzazione, abbastanza diffusa ed implicitamente accettata dalla maggior parte di coloro che si occupano di psicosomatica in un'ottica non solo biomedica, riconosce alcuni punti cardinali: l'ipotesi del difetto maturativo piuttosto che del conflitto intrapsichico, l'importanza delle primissime fasi della vita e delle relazioni madre-bambino, un'affinità dei disturbi psicosomatici con i disturbi del Sé o con i disturbi di personalità in senso più ampio, l'assunto di uno stadio di sviluppo in cui psiche e soma non sarebbero distinguibili ed infine la caratteristica difficoltà di molti pazienti psicosomatici ad esprimere le proprie emozioni e ad entrare in contatto affettivo con il terapeuta (alexitimia). Taylor è uno dei più noti studiosi di quest'ultimo argomento, e vi riserva ampio spazio anche nel suo libro, con esempi clinici, indicazioni di strumenti psicometrici ed un paragrafo dedicato alle difficoltà nel trattamento psicoterapeutico dei pazienti alexitimici (la fatica ad instaurare un'alleanza di lavoro, i fre