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Gli autori, psichiatri e psicoanalisti entrambi, individuano in una particolare «atmosfera» interpersonale una «struttura affatto specifica delle relazioni oggettuali» cui danno il nome di fascinazione. Fascinazione, charme, incantamento caratterizzerebbero il clima empatico che accomuna «fascinatore» e «fascinato» in un'esperienza improvvisa, dove il primo induce il secondo a «sognare» un «Luogo Meraviglioso» come promessa imprecisata di appagamento, tuttavia prossima a venire. Il fascinatore, mosso da bisogni fusionali pre-relazionali, mobiliterebbe nel fascinato l'area narcisistica del Sè, attivando l'illusione di poter condividere un'esperienza onirica privilegiata e ineffabile. Partiti dal riscontrare questo tipo di fenomeno nel lavoro clinico e quindi nella patologia, gli autori estendono la loro indagine ai testi letterari e cinematografici. Essi prendono in esame esempi tratti da fiabe come il Pifferaio magico e Peter Pan nei giardini di Kensington; da autori come Pavese (Dialoghi con Leuco) ed Henry James (Giro di vite); da registi come Laughton (La morte corre sul fiume), oltre che da riferimenti a temi mitici e folklorici. La seconda sezione della «fenomenica della fascinazione» è dedicata all'illustrazione e discussione di alcune sequenze cliniche. Le radici di questo peculiare tipo di esperienza risalgono - secondo gli autori - alle fasi arcaiche dello sviluppo psichico, «agli albori della differenziazione Sé/Oggetto e della strutturazione degli spazi mentali». Fantasie regressive incentrate su tematiche distruttive (fame, abbandono, odio), bisogni riparativi, processi primari e meccanismi di identificazione proiettiva sarebbero alla base della «metapsicologia» della fascinazione, che gli autori analizzano separatamente in relazione ai due membri della coppia e al tipo di tecniche comunicative che scattano nel momento del contatto fascinatore/fascinato. Accanto ad alcune implicazioni perverse dell'interazione fascinatoria - che nulla sottraggono all'esi