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Convinto che la bodytherapy nelle sue espressioni più mature (1) fosse la pratica che meglio si amalgamava con la moderna psicoanalisi, molti anni fa ho iniziato una lunga ricerca in questo settore. L'introduzione dell'attenzione al corpo e del lavoro con il corpo e con la respirazione mi si sono in seguito rivelati di notevole importanza sia nelle supervisioni che nelle diagnosi e nella cura, in particolare nelle terapie dei casi borderline. È stato questo interesse che mi ha fatto incontrare George Downing e constatare che tra i nostri modi di lavorare esisteva una particolare sintonia. Ciò, nonostante i nostri percorsi professionali fossero stati diversi. Terapista corporeo che ha integrato la psicoanalisi, Downing, psicoanalista aperto alle terapie corporee, io. Proprio questa differenza mi faceva vivere come importanti conferme le conclusioni sulle quali concordavamo. Di fronte alle molte convergenze, diventava facile lasciare da parte gli scarsi motivi di disaccordo: forse l'unico consistente riguarda le critiche espresse da Downing al concetto di energia (non certo le critiche agli abusi che vengono fatti in nome di questo concetto). Questo Il corpo e la parola è un lavoro che è stato sollecitato per decenni da colleghi e allievi sparsi nei due continenti (Downing è americano ma vive a Parigi) ed è risultato un libro per molti versi raro che getta una luce nuova su un antico quesito. Per offrire la sua risposta, Downing utilizza qui tutta la sicurezza che gli deriva dall'aver messo a frutto una curiosità senza pregiudizi verso le ricerche e le tecniche di frontiera (oltre che verso quelle classiche); in aggiunta scopriamo nelle sue pagine un'attenzione acuta per i dettagli e una non comune esperienza clinica.