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La ricerca di Tobie Nathan comincia ad essere nota da qualche tempo al pubblico italiano. Dopo la traduzione del libro La folie des autres. Traitè d'ethnopsychiatrie clinique, curata da Mariella Pandolfi per Ponte alle Grazie nel '92, la sua presenza si è fatta via via più costante: su Psicoter. Sc. Um. (4, 1994) è stato recentemente pubblicato un articolo in cui viene riportato il caso di un bambino autistico, descritto anche in un'opera precedente, e negli scorsi anni numerosi sono i convegni a cui ha partecipato (sino a quello recentissimo di Spoleto). La miniera tematica rappresentata dai suoi scritti e la complessità del sistema teorico che essi dispiegano esigono d'altronde un lavoro attento e puntiglioso se si vogliono comprendere per intero la struttura del suo dispositivo e le sfide teoriche che vi si celano. È necessaria in altri termini una riflessione che, condotta ben al di là dell'ovvio dominio della psicopatologia, si misuri sullo stesso terreno dei materiali di volta in volta da lui utilizzati: in primo luogo quello delle terapie tradizionali, e ciò per opporre un utile attrito, nel senso tutto positivo della metafora wittgensteiniana, alla seduzione di una scrittura che quasi stordisce attraverso il continuo rimando alla logica e all'epistemologia, alla psicoanalisi certo, ma soprattutto alle inesauste sorgenti della mitologia greca o amerindia, delle culture africane o arabe. Di questo stile, non piegato alle leggi ferree (e talora noiose) dell'argomentazione «scientifica», abbiamo ben pochi esempi in Italia,