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La traduzione di quest'opera di Holt, la cui pubblicazione negli Stati Uniti nel 1989 venne segnalata su questa rivista con una scheda (, n. 1), consente ai lettori italiani una più approfondita conoscenza di un autore le cui tesi fondamentali sono già note e il cui lavoro è stato ampiamente considerato da tutti coloro che si sono dedicati ad una rilettura critica della psicoanalisi freudiana e soprattutto a valutarne la possibilità di fondarla come scienza. Holt ripropone in questo libro tredici suoi scritti già apparsi dal 1962 al 1984, preceduti da un'introduzione biografica. Questa è preziosa per cogliere la vastità di interessi e prospettive della ricerca di Holt che dalla storia si estendono alla filosofia, epistemologia e sociologia. Strumenti e motivazione per la sua ricerca sono tratti da una formazione accademica e da un percorso di esperienze che se da un lato lo hanno posto in stretto contatto con ricercatori e psicoanalisti quali Rapaport, Klein, Schafer, Gill, non lo hanno mai coinvolto negli aspetti clinici della professione. Ciò non gli ha conferito, come egli stesso sottolinea, la piena identità di psicoanalista né un completo senso di appartenenza al movimento psicoanalitico, ma gli ha reso più agevole un percorso di ricercatore puro, sempre più consapevole delle difficoltà di tale impresa e dei fattori culturali e istituzionali che nel tempo l'hanno ostacolata. Holt non ha mai perso di vista le esigenze metodologiche di un'indagine empirica, ancorata al tentativo di formulare proposizioni utili