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Il lavoro di Civita si distingue per la fine coniugazione di un'ampia conoscenza psicofisiologica (in particolare neuropsicologica) e di una viva problematica critico-fondativa sui concetti «filosofici» portanti, inoltre epistemologicamente avvertita. Il primo intento del volume è di rileggere i grandi autori (in particolare Edelman, Lurija, Sperry): ne risulta un'utile sintesi e aggiornamento sul versante degli studi biologici. Ma presto Civita rileva che dalle scoperte e teorie scientifiche seguono spesso deduzioni discutibili sul nesso tra mente e cervello, specie per vizi concettuali; donde il secondo intento del volume: confutare tali errori e in particolare l'idea di poter guadagnare una comprensione unitaria e intuitiva del rapporto mente cervello. Secondo quest'idea - abbracciata da quanti avanzano soluzioni monistico-riduzioniste (Changeux) e soluzioni dualiste-interazioniste circa il problema mente corpo - sarebbe possibile in linea di principio ripercorrere i passaggi causali («causalità specifica» nel linguaggio di Civita) dai fenomeni cerebrali ai fenomeni psico-comportamentali (e viceversa, almeno secondo Eccles). Piuttosto, fermo restando che non c'è mente senza cervello, il cervello è solo condizione di possibilità dell'esplicarsi dei processi mentali, sostiene Civita; occorre pertanto accontentarsi, per la natura dell'oggetto, di una «causalità aspecifica» in grado di fornire appunto solo delle condizioni di possibilità. A proposito si dispiega la parte forse più interessante del discorso di Civita quando intende mostrare il salto qualitativo tra fenomeni cerebrali, strettamente causali, e fenomeni psico-comportamentali, effetti invece di insieme. Con tali concetti può ad esempio confutare le deduzioni di Sperry sulle conseguenze a livello di personalità della separazione dei due emisferi cerebrali (commissurotomia in casi gravi di epilessia): la divisione della personalità si costituisce su altro piano, obietta Civita, e viceversa l'integrazione ps