You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Il libro è frutto di anni di lavoro e di ricerca mirati all'approfondimento delle conoscenze sullo sviluppo psicologico femminile nell'arco delle età comprese tra i 7 e i 18 anni. L'iniziativa, promossa dalla Laurei School sulla base del vasto progetto Harvard, comprendeva anche l'indagine su bambini maschi. Il progetto venne sostenuto finanziariamente da varie fondazioni scientifiche, quali la fondazione
Cleveland, la G. Gund e molte altre. Ciò ha permesso l'estendersi della ricerca lungo diversi anni, durante i quali vennero seguite e accompagnate tutte le bambine nel corso della loro crescita psicofisica. L'incontro fra le ricercatrici e le bambine ebbe inizio nel 1981 e si estese a varie scuole pubbliche e private statunitensi oltre alla Laurei. Il lavoro è tuttora in corso e riguarda attualmente le adolescenti a rischio e la prevenzione. Le autrici riferiscono sul «viaggio di scoperta» compiuto con un centinaio di ragazze appartenenti alla alta e media borghesia, ma provenienti anche, per il 20%, da famiglie operaie, con un 14% costituito da ragazze di colore. Elemento fondamentale della ricerca è l'ascolto delle «voci» di queste bambine: inflessioni, cambiamenti di tono, incertezze, forza con cui vengono affermati stati d'animo, pensieri e sentimenti. Lo studio rivela in modo significativo l'appartenenza alla cultura tipicamente statunitense, e in questo senso è un documento interessante per capirne più a fondo i parametri estetici e morali; ma proprio per questo motivo l'esperienza documentata in queste pagine è poco riportabile ad altre sfere culturali. La tesi illustrata dalle autrici sta nella constatazione del passaggio da un'iniziale capacità di «esprimere la mente facendo parlare il cuore» in modo diretto e senza paure, alla graduale perdita della connessione con se stesse e all'assunzione di modalità stereotipe di considerare la vita, indotte dalla pressione sociale. Emblematica l'affermazione di una dodicenne: «Quest'anno sono molto cambiata: penso