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Lichtenberg è già noto per un'opera di rilettura delle ipotesi evolutive e dei modelli teorici della psicoanalisi alla luce dell'esperienza clinica e dei dati della infant research (La psicoanalisi e l'osservazione del bambino, del 1983, è stata edita da Astrolabio nel ). La sua linea di pensiero si basa sul presupposto che il nucleo della ricerca psicoanalitica debba interessarsi non tanto di una teoria della struttura della mente quanto di una teoria della motivazione strutturata. Accantonati gradualmente i concetti della classica indagine strutturale, Lichtenberg ha sviluppato un tentativo di «fornire una base concettuale al Sé come concetto esperienziale», accostandosi e partecipando all'indirizzo di ricerca della psicologia del Sé promosso da Kohut. Dati e ipotesi degli studi di Daniel Stern sulle prime fasi dello sviluppo gli sono serviti da ponte fra la psicologia del Sé e la proposta di una più organica sistematizzazione di una teoria della motivazione. Delle ipotesi evolutive di Stern assimila e discute soprattutto la concettualizzazione che da un senso di Sé emergente conduce ad un senso di Sé nucleare ed infine ad un senso di Sé soggettivo. Il Sé è inteso come centro che avvia, organizza e integra la motivazione, e i concetti di oggetto-Sé e di empatia restano essenziali per la comprensione dell'interazione della diade bambino-persona che lo accudisce.
Come in altre opere di rilettura teorica del genere, il tentativo di superamento della visione pulsionale freudiana intende rispondere all'esigenza di tenere il passo con le attuali conoscenze scientifiche, in linea quindi con almeno uno degli intenti dello stesso Freud. Di fatto, l'organizzazione dei dati di esperienza clinica all'interno