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Il ruolo del concetto di spirito costituisce un nucleo metateorico che percorre tutta l'opera di Jung, a partire dalla sua tesi di laurea. Prepara la strada all'assunto della molteplicità dei processi psichici, e conseguentemente alla teoria dei complessi e alla psicologia archetipica. Ma rappresenta anche quel fondamento extrapsichico dell'accadere psichico che è condizione d'esistenza di ogni psicologia. Una difficoltà interpretativa può essere data dalla confluenza dell'idea di evoluzione e trasformazione psichica, implicita nello spirito, nel più tardo concetto di Sé, che ha finito per sussumere buona parte dell'area tematica dello spirito. In questo senso l'uso di uno stesso termine, Selbst, ma con significati diversi nella psicoanalisi freudiana e in Jung ha portato al fraintendimento di quest'ultimo. Il Sé junghiano, comprendendo l'archetipo e lo spirito, si colloca in parte al di fuori e al di là della vita psichica e non può essere inquadrato esaustivamente da nessuna metapsicologia. I correnti tentativi di definizione del Sé, enfatizzando l'aspetto esperienziale di composizione degli opposti e di integrazione delle parti, finiscono con l'eludere questo aspetto di — perturbante? — paradossalità che esso contiene.