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Si tratta della raccolta di un'ottantina di poesie composte da coloro che in vario modo fruiscono dei Servizi di Salute Mentale facenti capo alla U.S.L. n. 3 di Genova. Il titolo, ripreso da uno dei versi pubblicati, pone l'enfasi sulla parola come momento fondamentale di espressione e comunicazione, solo che qui la parola si libera dall'uso che la vuole elemento specifico della relazione psicoterapeutica, sovente ritualizzato e condizionante, per accedere direttamente al linguaggio dei sentimenti: protagonisti sono le vite e la soggettività delle persone. Persone che, come diceva Basaglia, la parola non l'hanno mai avuta. L'iniziativa di raccogliere, ordinare e pubblicare «senza estetismi» questi brevi componimenti, in uno scambio reciproco tra malati e curanti, rappresenta un risultato concreto del processo riabilitativo, dove la pratica psichiatrica, aprendosi alla memoria storica di vite altrimenti perdute, si configura altresì come deposito di emozioni che coinvolge sani e malati. «Con questi frammenti ho puntellato le mie rovine», scrisse T.S. Eliot, citato dai curatori a conclusione dei suoi frammenti in Terra desolata. Ferrannini nel suo commento così vuole ricuperarli: «Le persone ed i loro messaggi, poetici e non, entrano per questa via nella costruzione dei sistemi assistenziali, delle metodologie d'intervento e nel rinnovamento delle tecniche, attraverso una forma di presenza attiva che supera i limiti di una partecipazione formale». (A.M.)