You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
A mezza strada tra clinica e narrativa, tra cronaca e autobiografia, questo volumetto raccoglie in una quarantina di racconti i «ricordi» di una lunga esperienza psichiatrica a contatto con gli aspetti più inaccessibili della follia. Lo si può inscrivere in un genere la cui fortuna è iniziata con Oliver Sacks, con risultati di qualità variabile. La tentazione di raccontare l'esperienza di chi opera a contatto
con il disordine mentale esige una risposta al non facile quesito che «tipo di scrittura usare» per mettere in parole la sofferenza psichiatrica. In fondo questo è sempre stato il problema della narrativa. Abbandonate le strade della tassonomia ufficiale e l'esposizione classica del caso clinico, la prosa di Raimondi intende esplorare «nuove vie della scrittura applicata al disagio, al dolore, alla vittima». Storie emblematiche nella loro cruda semplicità, scandite a intervalli da brevi racconti fantastici in forma di apologo, monito contro l'indifferenza dietro cui spesso si smarrisce il significato del binomio normalità-follia. Alcuni titoli: «Cento metri di libertà», «In nome del popolo italiano», «Lo specchio», «L'orologiaio senza tempo», «Il controcanto», «L'incantatrice di serpenti». Scrittura leggera e agile a tratti amara a tratti ironica nella descrizione dei personaggi, più tradizionale negli interventi valutativi del narratore. Il libro è corredato da un'introduzione di Massimo Canevacci e dalla prefazione di Bruno Callieri (A.M.).