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I disturbi alimentari vengono trattati, esaminati e riletti alla luce del quadro teorico ispirato a Lacan. L'autrice è socia fondatrice della «Società Italiana per lo Studio dei disturbi Alimentari» e ha altresì contribuito alla fondazione dell'APLI (Associazione Psicanalitica Lacaniana Italiana). Il primo capitolo è dedicato all'anoressia e alla bulimia quali patologie «postmoderne», legate alla società del benessere e, in modo tutt'altro che lineare, alle correnti femministe. Successivamente, in questo tipo di patologie che definisce «dello specchio e dell'immagine», l'autrice passa a considerare «alcune categorie fondamentali della struttura immaginaria del soggetto». Nel farlo, prende spunto, con sistematicità, da spezzoni clinici di una casistica che comprende soggetti femminili, ma anche maschili. Si avvale inoltre dell'illustrazione di opere figurative (Magritte, La Tour, Bosch, e altri) e letterarie, le quali non vogliono venire proposte in una chiave di lettura psicoanalitica, bensì come esemplificazione di un «immaginario deviante». Figure come Lear, o il Bartleby di Melville, entrano emblematicamente coi loro enigmi nel quadro delle problematiche alimentari in ordine ai disturbi dell'identità. Nel nono capitolo l'autrice distingue quattro forme di anoressia: melanconica, feticista (o scissionale), isterica e ossessivo-compulsiva, per dedicare infine gli ultimi tre capitoli agli interrogativi e alle questioni poste dal trattamento di queste patologie. Completa il volume una bibliografia che, oltre ai testi classici della psicoanalisi su questi temi, riporta i contributi specifici di autori di orientamento lacaniano (A.M.).