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Pertanto un'affermazione che suona poco amena o addirittura paradossale risulta tuttavia inevitabile: diventerà veramente libero e perciò felice nella vita amorosa solo colui che abbia superato il rispetto dinanzi alla donna e si sia abituato all'idea dell'incesto con la madre o la sorella.
Sigmund Freud, «Sulla più comune degradazione della vita amorosa», 1912.
Signore e signori, sono stati scritti così tanti libri da e su Sigmund Freud da far quasi pensare che questo sia l'uomo al mondo sul cui conto si sanno più cose. Devo però dire che, dopo otto anni di indagine sulla vita e l'opera di Freud, mi sono fatto la ferma convinzione che la sua sia la figura più clamorosamente incompresa della storia dell'umanità, pur essendone molto probabilmente, al tempo stesso, anche una delle più complesse e affascinanti. Questo saggio, al quale prevedo di fare tra breve seguire una seconda parte col titolo «Freud, Minna Bernays e l'imitazione di Cristo», rappresenta la prima tappa di un percorso che ha come traguardo ultimo quello di rendere fruibile a tutti la misteriosa storia delle origini della psicoanalisi. Allo scopo di compiere questo cammino, è innanzi tutto necessario rivelare chi fosse il vero Freud; ed è appunto per raggiungere questo scopo che intendo ora procedere a una ricostruzione storica del suo rapporto con la cognata, la signorina Minna Bernays, nel periodo coincidente con gli anni attorno alla fine del secolo scorso.
Partendo da un'analisi testuale dettagliata del materiale che si trova negli scritti di Sigmund Freud, è mia intenzione di giungere alla conquista