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Questo è il terzo libro del filosofo e psicologo Mauro Fornaro dedicato alla disamina teorico-critica di autori «post-freudiani»: nel primo libro aveva affrontato il pensiero di Hartmann, Melanie Klein e Lacan (Scuole di psicoanalisi. Ricerca storico-epistemologica sul pensiero di Hartmann, Klein e Lacan. Milano: Vita e Pensiero, 1988 - vedi scheda su Psicoter. Sc. Um., n. 3/, pp. 142-143), e nel secondo quello di Bion (Psicoanalisi tra scienza e mistica. L'opera di Wilfred R. Bion. Roma: Studium, 1990 - vedi scheda su Psicoter. Sc. Um., n. 4/, pp. 133-134, e recensione sul n. 2/, pp. 137-139). In questo terzo libro affronta un autore molto significativo nel panorama della psicoanalisi contemporanea, Heinz Kohut. Filo costante della ricerca di Fornaro è la disamina dei concetti teorici più rilevanti, al fine anche di sollecitarne un uso più rigoroso. In questo lavoro si sofferma sulle idee basilari di Kohut - quelle idee che sostanziano il suo «paradigma» della mente - e le confronta col cuore dell'intuizione psicoanalitica freudiana. Ne emergono varie critiche all'impostazione di Kohut: pur avendo il merito di aver richiamato sotto la nozione di Sé la questione dell'unità e dell'identità del soggetto, Kohut ha però inteso l'unità del Sé come qualcosa di presupposto, il nucleo attorno a cui lo sviluppo dell'individuo si dipana in maniera lineare e non conflittuale. Questo fa dire a Fornaro che Kohut ha mancato la natura del soggetto freudiano - un soggetto cioè essenzialmente diviso