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Richard Isay è uno psicoanalista omosessuale, attivo nella difesa dei diritti e della salute degli omosessuali di ambo i sessi. Questa annotazione, che non sarebbe strettamente necessaria come preambolo alla presentazione di un libro diverso da questo, va invece fatta se vogliamo entrare nel merito di questo Essere omosessuali, che, come denuncia il sottotitolo, ha per oggetto il tema dell'omosessualità maschile e del suo rapporto con lo sviluppo psichico. Nel panorama in fermo-immagine della psicoanalisi ufficiale, un libro di questo genere ha tutte le carte in regola per produrre l'effetto di una bomba; non per fare i bravi, ma sulle pagine di questa rivista la discussione sull'argomento ha invece già una sua storia, anche abbastanza lunga (si vedano Morgenthaler, n. 1, ; Paul Moor [e non Moore, come appare nel testo], n. 4, e n. 2, 1989; Drescher, n. 2, 1996). Comunque, ben venga che, anche a livello di saggi, il lettore italiano possa avere a disposizione un'opera attuale che fa il punto sul rapporto tra psicologia e omosessualità. Tenere a mente l'orientamento sessuale dell'autore è importante per capire il retroterra del suo lavoro; la sua ventennale esperienza di terapeuta e il suo incontro con più di 40 pazienti omosessuali danno a Isay le credenziali giuste per imbarcarsi nella sua impresa: tentare di delineare una psicologia psicoanalitica dello sviluppo del futuro omosessuale maschio, dalla quale emerga che nel decorso evolutivo di questa persona non accade niente di anormale e che il risultato finale di tale percorso non è dunque quello della creazione di un malato. Isay è giustamente spietato nel mostrare come l'inquadramento patologico sia stato, fino a pochissimo tempo fa, l'unico modello che la psicoanalisi ha utilizzato per affrontare il paziente gay, specie se l'omosessualità era ego-distonica, nonostante le chiare, seppur caute, aperture del «padre» Freud sull'argomento; ma anche davanti ad una omosessualità ego-sintonica, sospetta l'autore, l'at