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Il libro ha soprattutto il pregio di proporre una riflessione sui disturbi di personalità meno consueta (e ripetitiva) di quelle ormai da tempo reperibili in
letteratura. Il tema è quello della «conoscenza delle emozioni», che ritaglia uno spazio specifico e di sicuro interesse nell'attuale dibattito sulle componenti affettive della conoscenza (oggi molto vivo fra i cognitivisti) e anche rispetto alla nuova attenzione che numerosi psicoanalisti prestano al funzionamento del pensiero dei loro pazienti, in un modo finalmente diverso dalle riflessioni «metafisiche» di Bion e dei suoi seguaci.
Nella prima parte del volume sono passate in rassegna, in modo completo ed esauriente, le principali teorie della psicologia delle emozioni e l'apporto che ciascuna di esse può dare alla comprensione dei fenomeni psicopatologici. Nella seconda parte il discorso si sviluppa sul piano clinico, soprattutto attraverso la presentazione dei risultati di una ricerca pilota sui «profili semantici delle emozioni nei disturbi di personalità». In un campione di sessanta pazienti adulti ospedalizzati, con una diagnosi DSM-IV di Disturbo narcisistico, Disturbo borderline, Disturbo istrionico o Disturbo antisociale, è stato esaminato il tipo di indicatori cognitivo-valutativi associati a sette diverse emozioni (paura, felicità, tristezza, rabbia, colpa, vergogna, gelosia), attraverso la somministrazione di un questionario con domande chiuse a scelta multipla. Emerge un dato che ha interessanti convergenze con gli elementi proposti dall'osservazione clinica di questi pazienti: la loro difficoltà a discriminare e a riconoscere gli stati emotivi, ossia a impiegare processi cognitivi articolati che conferiscano a ciascuna emozione una fisionomia e un'identità. Sapere a quali conoscenze relative alle emozioni hanno accesso questi pazienti è un'informazione di importanza fondamentale per proporre interventi mirati e adeguati alle competenze e alle capacità effettive. La terza parte del libro è meno