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Gli Autori, basandosi sull'esperienza maturata con i malati di Aids e di cancro, offrono attraverso questo libro una profonda riflessione su come sia possibile sviluppare la funzione non più solo di intermediario tra salute e malattia, tra sofferenza e benessere, ma anche di intermediario laico tra l'individuo e l'ignoto. Essi propongono un tipo di intervento altamente individualizzato, diretto ad aiutare il morente nell'impresa di riconoscere e mobilitare potenzialità e risorse in grado di dare un significato all'esperienza, anche in un momento così difficile e complesso. La morte viene affrontata e discussa come evento naturale, come parte importante della realtà e per questo motivo le considerazioni al riguardo vengono spostate verso il principio di realtà. Fondamentale diviene il concetto di orthotanasia, così come proposto da K.R. Eissler nel 1995, che rappresenta il modo di morire non solo in rapporto al principio del piacere, così come è implicito nel concetto di eutanasia, ma anche in rapporto al principio di realtà, quindi il modo di morire adeguato alla realtà della morte. L'orthotanasia ridimensiona la confortante illusione della vita eterna e colloca la morte al suo giusto posto, liberandola dal giudizio in termini di bene e di male. La morte è infatti un evento naturale e, in quanto tale, deve essere riconosciuto come realtà. Da qui la necessità di aiutare il morente ad affrontare la morte come evento naturale ma, a questo punto, gli autori si chiedono attraverso quali modalità ciò possa avvenire. Il concetto di area illusionale diviene fondamentale per raggiungere questo fine. Attraverso l'esperienza fatta non solo coi malati terminali ma anche con i pazienti psicotici, vengono indagate le motivazioni che stanno alla base della ricerca di aree di illusione da parte dell'essere umano. Verità e illusione divengono così i due parametri fondamentali per strutturare l'aiuto al morente. (A.M.)