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Interrogandosi sui motivi per cui si può ritenere che la psicoanalisi sia ancora interessante, l'autore giunge alle seguenti conclusioni: 1) La pratica psicoanalitica non è un procedimento psicoterapeutico finalizzato all'eliminazione dei sintomi nevrotici, o alla riparazione di un Sè fratturato, o all'orientamento dei pazienti verso un adattamento più armonioso con lo status quo. Inoltre, date le giuste condizioni iniziali e il paziente «giusto», il metodo può talvolta riuscire a migliorare le capacità della persona e aiutarla a prendere importanti decisioni esistenziali, alleggerendola dell'ingombro di sentimenti e desideri dimenticati; 2) la psicoanalisi non è né una scienza naturale «del tipo di qualunque altra scienza naturale», né un altro «tipo» di scienza, e i valori intrinseci della psicoanalisi non dipendono dal suo status in quanto scienza; 3) infine, la pratica della psicoanalisi non costituisce un'impresa politica in alcun senso convenzionale di questo termine.