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L'autore, psichiatra e psicoterapeuta di formazione relazionale-sistemica, lavora nei servizi territoriali di Roma e si occupa di tematiche transculturali relative all'Italia e ad altri paesi. Ha curato, fra gli altri, la pubblicazione del libro di J. Leff, Psichiatria e culture (v. recensione sul n. 1, 90 di Psicoter. Sc. Um.), che di questo volume, a sua volta, cura una breve Introduzione. Nel primo capitolo, dopo una carrellata sul pensiero di studiosi che da angoli visuali diversi si sono posti degli interrogativi riguardo a culture, credenze religiose e visioni del mondo diverse dalla nostra, anche in relazione ai disturbi mentali, l'A. postula la necessità di un incontro tra psichiatria e scienze umane. Il secondo capitolo tratta problematiche di carattere epistemologico, partendo alla lontana da definizioni e assunti di carattere generale che inquadrano la nozione di soggettività alla luce di alcune delle intuizioni di Jaspers, Devereux, Bateson, sino a sgombrare il campo da alcuni (scontati) luoghi comuni circa le sindromi cosiddette culturali, per le quali viene auspicato, in diagnostica, un uso intelligente del DSM-IV. Il terzo capitolo riporta un'intervista con una sciamana della Siberia che opera in un contesto urbano, il resoconto del «Congresso» degli sciamani patrocinato dall'Accademia delle Scienze della Russia, la descrizione di una cerimonia in Guatemala e le osservazioni su queste esperienze. Col quarto capitolo l'A. torna in Occidente e, più precisamente, al «bisogno di magia» che contraddistingue alcuni contesti metropolitani, caratterizzati dal fenomeno dell'immigrazione. Infine, il quinto capitolo vede al lavoro i servizi di salute mentale con situazioni familiari a margine della cultura ufficiale e riporta stralci di interventi clinici, dei quali tuttavia non è dato sapere l'esito. Oltre ad alcune Note conclusive e alla Bibliografia, il volume è corredato da una postfazione di B. Callieri. (A.M.)