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Questo libro prende inizio da uno sguardo panoramico su due temi del dibattito contemporaneo: l'idea di continuum sintomatologico e sindromico e la nozione
di vulnerabilità. L'idea di continuum si riferisce all'ipotesi secondo la quale i fenomeni psicopatologici sono meglio definibili come tipi pregnanti lungo gradienti quantitativi, piuttosto che come entità discrete. I principi della continuità e delle transizioni tra sintomi e tra sindromi sono congruenti con l'idea di una psichiatria antropologica; anzi ne costituiscono il presupposto clinico-empirico fondamentale, sottolineando il ruolo della persona che si confronta con la matrice trascendente della vulnerabilità. Proprio questo rapporto è l'oggetto dei primi capitoli: la dialettica fra persona e vulnerabilità, dialettica che non può essere colta esclusivamente come attinente all'ambito del «patologico» poiché attinge all'ordine del «tragico». A ponte fra la sezione dedicata al concetto di vulnerabilità e quella che affronta i disturbi affettivi è la nozione di persona, focus dell'indagine di Wyrsch sulle schizofrenie ed esplicitatamente mutuata da Max Scheler : la persona è «il centro dal quale l'uomo esegue gli atti attraverso i quali oggettiva il mondo, il proprio corpo, la propria psiche». Se da un lato Scheler attribuisce alla persona la facoltà di opporsi alla sfera degli impulsi, dall'altro egli afferma che lo «spirito non possiede alcuna energia propria». La persona può dirigere le istanze pulsionali solo acquistando una propria energia attraverso un processo di sublimazione. L'analisi di Wyrsch sui percorsi schizofrenici è assolutamente coerente con questo principio: infatti, secondo Wyrsch, ciò che determina la differenza fra acuzie e cronicità, tra quadri evolutivi e non evolutivi, è il riscontro nei primi di accadimenti intrisi di una qualità di umore vitale fondamentalmente capace di stimolare la biografia interna del malato. Una delle tesi di questo libro è che la dimensionalità dei sintomi psi