You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
*Nell'«Internationale Zeitschrift für Psychoanalyse» (vol. 19, ), in ricordo di Sàndor Ferenczi, Freud così scriveva: «Di ritorno da un soggiorno professionale in America, sembrò ritirarsi sempre più in un lavoro solitario… L'esigenza di guarire e di soccorrere era diventata in lui predominante. E possibile che si fosse prefisso delle mete che con i nostri metodi terapeutici non possono comunque essere raggiunte. Era nata in lui la convinzione, che traeva origine da fonti affettive inestinguibili, che per i malati si poteva fare assai di più purché l'amore cui avevano anelato da bambini fosse ad essi dispensato in misura sufficiente. Egli intendeva scoprire come ciò potesse essere attuato nell'ambito della situazione analitica». Tali espressioni, inserite in un contesto che testimonia dell'intensa vicenda scientifica e umana intercorsa tra Freud e Ferenczi, anticipano in un certo senso questioni della clinica e della teoria psicoanalitica, che avrebbero avuto importanti sviluppi nei decenni successivi, fino ad arrivare al dibattito più recente che, un po' sbrigativamente, taluni traducono nei termini di «crisi della psicoanalisi»..
Sui temi che avevano alimentato la ricerca «appassionata» di Ferenczi ritornerà comunque lo stesso Freud nelle sue ultime riflessioni. In Analisi terminabile e interminabile , ad esempio, Freud segnala in modo esplicito come gli strumenti che si utilizzano in analisi non hanno per la verità un potere «illimitato, bensì circoscritto» e subito dopo si trova a formulare l'auspicio (su un altro tema caro a Ferenczi) che la durata del trattamento possa essere in futuro accorciata. L'esigenza di ridurre i tempi di cura - a fronte di una tendenza al progressivo allungamento della durata dei trattamenti analitici che era già chiara negli