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Con il suo primo congresso la Fenascop si proponeva «di fornire una panoramica ampia delle esperienze comunitarie in Italia e all'estero, condotte in collegamento con la rete dei servizi ospedalieri e territoriali». Il ricco programma «non sfuggiva ad un sospetto di disorganicità», a detta degli stessi organizzatori, i quali si sono proposti di ovviarvi con una definizione di campo più specifica e legata alla realtà nazionale nel secondo Congresso, tenutosi a Genova nello scorso novembre. L'interesse della vasta selezione fatta per questo volume sta nel riunire insieme alcune delle voci dei più autorevoli «protagonisti di esperienze straniere ormai classiche… affiancati da rappresentanti del movimento comunitario italiano, da esponenti universitari, da responsabili dei servizi di salute mentale e da amministratori pubblici nonché da esperti di gestione aziendale». Dopo l'Introduzione del presidente Giusto e l'intervento di Mara (comunità di «Prima-valle») il punto di vista dello psichiatra e antropologo Littlewood sul rapporto fra prognosi medica e stigmatizzazione sociale propone un questionario che, pur non essendo strettamente inerente alla prassi comunitaria, contribuisce a mettere in discussione le consuete categorie psicopatologiche. Hinshelwood traccia la storia delle prime comunità terapeutiche, ponendo l'accento sul conflitto tra organizzazione e innovazione, mentre Leff si sofferma sui problemi delle abitazioni protette in comunità terapeutiche anglosassoni. Interventi legati ad aspetti più propriamente gestionali e amministrativi (Ferrannini, Pasdera; Leoni) e tecnico-politici (Ferrannini) vengono affrontati insieme con riflessioni di carattere generale sul ruolo dello psicologo (Pinkus) e sulla formazione degli operatori psichiatrici (Conforto); si riportano inoltre alcune esperienze che investono la vita e i percorsi delle comunità terapeutiche, nonché aspetti e problematiche più specifiche ad esse inerenti (Buono; Secchiaroli; Marotta; Vasé, Zamana; Ni