You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Quando ci si cimenta con uno dei prodotti massimi del positivismo di fine Ottocento, quale è certamente quello costituito dalla massa degli scritti di Cesare Lombroso, può accadere di diventare attori involontari e automatici di una tipica reazione riflessa finalizzata a sviare il sospetto della collusione ideologica con questo autore «maledetto». È per questa ragione, dettata dalla necessità di iscriversi nella scia spumeggiante della critica progressista, che lo studioso avveduto si impone di segnalare immediatamente l'inemendabile verso negativo della produzione lombrosiana. Non si trovano segni di tale reazione pregiudiziale nell'accurata metodologia che governa la scelta degli scritti e che ispira i saggi introduttivi dei curatori di questo poderoso, e quanto necessario, volume. Non bisogna dimenticare, del resto, che Giacanelli, Frigessi e Mangoni rappresentano altrettanti vertici della migliore storiografia scientifica italiana, autori essi stessi di ricerche autonome, dagli esiti memorabili, nei rispettivi campi di competenza (storia della psichiatria, sociologia del mutamento, storia della cultura nazionale). Il loro lavoro diventa pertanto l'occasione inaugurale per riprendere l'analisi di un passaggio nodale della transizione verso la modernità intrapresa nel secolo scorso da un esteso gruppo di intellettuali che si eleveranno a rappresentanti dell'intelligenza tecnico-scientifica nazionale.
Questo testo, allora, sia nelle sezioni introduttive che in quelle direttamente autoriali, diventa un'occasione rinnovata e ineludibile per ripercorrere alcune tappe dell'unificazione culturale e istituzionale italiana, e per rivivere i momenti fondazionali di alcune discipline (antropologia criminale, epidemiologia medica,