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C'è qualcosa che sottilmente disturba in questo libro. Più di qualcosa che, al contempo, affascina, irretisce e inquieta e che, lo si dirà subito a scanso di equivoci, proprio nel suo essere disturbante, costituisce il pregio maggiore del testo, tra tanti altri. Il tono narrativo, innanzitutto. Un tono che procede più per sottrazione costante che per aggiunzione, con un puntuale lavorio sul linguaggio che non concede possibilità di facili adagiarsi su rassicuranti saperi già saputi. Ognuno dei termini chiave utilizzati viene da Trentini immediatamente rimesso in questione, interrogato, come buona pratica filosofica e scientifica richiederebbe costantemente di fare.