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Attingendo a un'approfondita conoscenza di Jacques Lacan, dei suoi scritti e dei suoi seminari, e mostrando una non minore familiarità con l'opera di Gaetano Benedetti, nella sua teorizzazione e nella sua pratica, l'autore tenta un accostamento tra i due, in particolare sotto il profilo dell'analisi e della psicoterapia della psicosi. Nel corso dei primi cinque capitoli, mentre si delineano particolari momenti di convergenza e di differenza nella concezione della cura - ricomposizione di una certa armonia e costruzione di una certa unità, in Benedetti: accentuazione della Spaltung strutturale del soggetto, rispetto a una Spaltung e frammentazione patologiche, in Lacan - si viene evidenziando un'impostazione di fondo comune ad entrambi. Consiste nell'estraneità alla tendenza efficientistica, attualmente diffusa, caratterizzata da un'ansia per i risultati e da una conseguente fretta normalizzatrice, in parte giustificata e tuttavia deleteria per una vera conoscenza dei problemi cui confrontarsi. In effetti, proprio nella cura della sofferenza psicotica, sia Benedetti che Lacan mostrano quanto vi siano sottintesi dei nodi cruciali dell'esistenza, donde viene un particolare impegno etico nell'affrontarla (cap. 3). Nel sesto capitolo l'autore si sofferma, a modo esemplificativo, su di un seminario di Benedetti, comprendente la supervisione e la conduzione di un caso clinico. Nel settimo capitolo poi, è approfondito il contributo della psicoanalisi alla soluzione di cruciali problemi etici. A questo scopo l'autore ripercorre