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Gli Autori forniscono un quadro dei cambiamenti avvenuti nel Manicomio di S. Lazzaro a Reggio Emilia tra la fine del '700 e la metà dell'800, sottolineando le innovazioni apportate dalla direzione di Galloni, che si estese dal 1820 al 1854. Il Manicomio in origine era utilizzato principalmente come luogo di contenimento e di isolamento, ma Galloni apportò molte modifiche, cercando di sviluppare strumenti di tipo riabilitativo. I ricoverati, oltre essere seguiti costantemente dal punto di vista terapeutico, potevano dedicarsi a diverse attività ricreative, scrivere e ricevere lettere, incontrare parenti e amici. Viene descritto successivamente il materiale utilizzato nella ricerca, costituito in gran parte dalla corrispondenza tra Galloni e le famiglie, che copre un periodo di oltre trent'anni. Attraverso queste lettere vengono ricostruiti diversi aspetti della vita manicomiale ottocentesca, quali gli accordi per il ricovero, il funzionamento del manicomio, le cure mediche e chirurgiche che vi si praticavano, le dimissioni in prova; emerge inoltre l'importanza attribuita agli svaghi e alle attività a cui i pazienti potevano dedicarsi. Infine, sono frequenti i riferimenti ai sentimenti e alle speranze nutrite dai parenti verso i ricoverati e ai rapporti intercorrenti tra Galloni e le famiglie, che spesso erano coinvolte in veri e propri progetti di riabilitazione.