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I capitoli di questo libro sono tratti, salvo l'ottavo, da due precedenti pubblicazioni di Loch («Uber Begriffe und Methoden der Psychoanalyse», Huber Verlag, , per i capitoli terzo e quinto, e «Perspektiven der Psychoanalyse», Hirzel Verlag, ). L'unitarietà del percorso di ricerca dell'autore, purtroppo scomparso nel 1995, è ben riconoscibile, al di là delle ripetizioni e ridondanze dovute alla struttura del libro e in parte allo stesso stile espositivo. Come fa notare nell'approfondito saggio introduttivo la curatrice Virginia De Micco, il discorso di Loch è saldamente radicato nella cultura filosofica europea, da Kant a Hegel a Wittgenstein. Già in «Premesse e meccanismi del processo psicoanalitico» del , pubblicato in Italia da Boringhieri nel 1970, appariva evidente la ricerca di una stretta correlazione, nello studio della attività dello psicoanalista, fra la psicoanalisi e l'ermeneutica, l'analisi esistenziale, la fenomenologia (Husserl, Merleau Ponty), l'analisi del linguaggio. Fin da allora egli si è volto alla ricerca della migliore definizione del senso dell'operare dello psicoanalista e a riformulare e mantenere ben chiari i fondamenti culturali della psicoanalisi, in modo da poterli riproporre come punto di partenza di ogni discussione sulla sua dignità scientifica e filosofica. Se si pensa al momento di crisi attraversato dalla psicoanalisi, si tratta di un'esigenza particolarmente sentita, soprattutto come risposta all'insieme di critiche, revisioni, riformulazioni, sviluppi unilaterali che hanno trovato espressione negli ultimi decenni all'interno e all'esterno del movimento psicoanalitico. Ma più che una difesa, il lavoro di Loch vuole essere una chiamata a raccolta delle ragioni e un recupero delle radici della psicoanalisi, al di là del riconoscimento di limiti ed errori, teorici e istituzionali, che non si propone di analizzare come tali. Il suo lavoro non mira a enunciare o privilegiare un modello della mente o nuove proposte teoriche o cliniche