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Il campo della ricerca empirica in psicoterapia si va sempre più prospettando come un vero e proprio cambiamento culturale per la psicologia. Tale rivoluzione culturale, sorta intorno agli anni '50 sotto la spinta delle richieste di funzionamento proposte dalle case assicurative, esprime anche l'esigenza della comunità scientifica di rispondere alle provocazioni di Eysenck circa l'efficacia delle psicoterapie. Questo versante di ricerca vanta negli ultimi anni un numero sempre crescente di studiosi, ricercatori e terapeuti, impegnati a dare risposta al seguente dilemma: esiste la possibilità di quantificare i cambiamenti ottenuti durante il processo terapeutico, e se quantificabili, di quali cambiamenti si tratta? Ancora, come conciliare i diversi modelli teorici e le svariate tecniche terapeutiche per dare un'immagine abbastanza completa dei principali risultati in psicoterapia? In realtà, il vero dilemma è rappresentato dalla complessità dell'oggetto stesso di ricerca. Come quantificare una relazione terapeutica? Una visione in un primo momento chiara al terapeuta della vicenda esistenziale del paziente, si rivela, quando viene assunta a oggetto di studio, estremamente complessa, attinente all'ordine del qualitativo, del soggettivo e dell'incoerente.
Il contributo e lo sforzo contenuti in questo libro consistono nell'essere riusciti, gli autori tutti, a trovare un assetto epistemologico comune, lungo il quale percorrere i «sentieri tortuosi» della ricerca sul qualitativo. Lo sforzo di trovare denominatori comuni, al di là dell'inconciliabilità delle diverse prospettive teoriche spesso difficilmente armonizzabili, trova qui un primo importante tentativo con l'adozione del Paradigma della complessità di Morin e delle nuove prospettive metodologiche e statistiche previste dalla metodologia metaanalitica (effect-sizes, change index). Gli autori, consapevoli di non potersi avvalere del metodo sperimentale, riconoscono la «relatività» dell'oggetto di studio, e finalizza