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Giovacchini raccoglie in questa sua opera (purtroppo tradotta sciattamente) le proprie riflessioni sul significato e sull'impatto terapeutico del controtransfert, che considera come un fenomeno ricco di utili potenzialità ma anche portatore di gravi pericoli per il processo analitico. Nella prima parte del libro ne illustra la natura onnipresente, discute le sue implicazioni sul concetto di neutralità terapeutica e propone, in luogo delle ormai classiche descrizioni di distinte tipologie, una differenziazione delle reazioni controtransferali in due categorie generali: reazioni omogenee e reazioni idiosincratiche. Passando poi alle ripercussioni sul processo terapeutico, evidenzia gli aspetti più macroscopici di assalto alle facoltà del terapeuta e le influenze più delimitate, microscopiche, ma pur sempre insidiose, che possono a loro volta portare ad una disgregazione del processo terapeutico. La parte centrale e più corposa del testo è dedicata agli aspetti specifici che il controtransfert può assumere nelle principali costellazioni patologiche. Sono prese in considerazione le situazioni riconducibili agli stati mentali primitivi, ai vari tipi di difetto strutturale, ai disturbi affettivi, agli effetti di situazioni traumatiche pre-mentali. L'attenzione è costantemente volta ad illustrare, con dovizia di esempi clinici tratti dalla propria esperienza di analista e di supervisore, le situazioni di impasse controtransferale che possono crearsi nel processo terapeutico. In stretta correlazione con i riferimenti teorici e la situazione clinica vengono puntualmente evidenziate le costellazioni difensive e le aree di psicopatologia che risultano di volta in volta attivate nell'analista. I capitoli finali sono dedicati più specificamente a problemi terapeutici e tecnici quali la resistenza, la coazione a ripetere, le interpretazioni, il ricorso alla psicofarmacologia (P.G.B.)